Alienum phaedrum torquatos nec eu, vis detraxit periculis ex, nihil expetendis in mei. Mei an pericula euripidis, hinc partem.

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Nuovo Mosè

Il progetto nel progetto
Amazzonia Sempre Verde / Nuovo Mosè

Padre Gianni Mometti

Proprio mentre si sta dedicando al grande progetto di riforestazione, Paghera conosce Padre Gianni Mometti, un missionario che da molti anni lavora in Brasile aiutando i poveri e che gli chiede aiuto per realizzare insieme un progetto. Padre Mometti conosce bene l’Amazzonia, le grandi potenzialità della regione e i grandi problemi derivati dallo sfruttamento agricolo dei terreni adibiti a pascolo che hanno irrimediabilmente eroso ettari ed ettari di foresta, tutto a vantaggio dei grandi proprietari terrieri e a discapito dei più deboli che si trovano in estrema difficoltà.
L’idea è di creare numerose aziende locali gestite direttamente dai piccoli contadini, che diano sostentamento nel pieno rispetto dell’ambiente e senza tagliare un solo albero. La foresta è attraversata da grandi fiumi che d’inverno – spiega padre Mometti – in seguito alle piogge abbondanti, ingrossano e invadono le terre per chilometri e chilometri. Al sopraggiungere dell’estate l’acqua si ritira e prosegue il suo corso nell’alveo originario.

Le terre precedentemente invase dalle acque sono molto fertili e potrebbero essere coltivate producendo due raccolte di cereali all’anno, fondamentali per l’alimentazione della popolazione.
Il progetto prevede che ogni contadino riceva un appezzamento di terreno con i semi da piantare, in genere riso, un laghetto in cui allevare circa 10.000 avanotti di pesci tipici dell’Amazzonia, ormai in via di estinzione, e una ventina di maialetti. Tutti elementi indispensabili per creare un ciclo di produzione ecologicamente compatibile e sostenibile, infatti anche gli escrementi degli animali vengono riutilizzati, diventano concime per la terra e nulla viene sprecato.
In tal modo una famiglia può provvedere al proprio sostentamento e dopo qualche anno è in grado di restituire le stesse quantità di prodotto che gli è stato consegnato all’inizio e che verranno assegnate a un’altra famiglia, la quale, a sua volta, restituirà quanto dato e così via. Il sistema funziona – assicura padre Mometti – e ha sollevato numerose famiglie dall’indigenza.
L’entusiasmo proprio non gli manca, da oltre cinquant’anni lavora con i poveri e non ha mai perso la speranza, la grinta e la voglia di fare. Ha grande stima nei confronti di Paghera che l’ha aiutato nel progetto e non può fare a meno di ricordare anche Michele, ragazzo davvero in gamba, che nonostante la giovane età, era un punto di riferimento per tutti.

Oggi i laghetti sono ormai più di 3500 e la situazione è migliorata per la popolazione, in particolare per i riberigni, come sono chiamati quelli che abitano in riva ai fiumi. Un appezzamento di terreno così composto dopo poco tempo renderebbe indipendente una famiglia e non solo. In pochi anni questa famigliA sarà in grado di riscattare la terra inizialmente concessa a titolo di proprietà dallo stato, grazie ai proventi ottenuti col proprio lavoro.
Nonostante il progetto vada avanti e si sia dimostrato che è possibile vivere nella foresta rispettandola, le voci che giungono dal Brasile non sono confortanti. E’ di qualche mese fa la notizia che nella foresta amazzonica si è cominciato nuovamente a deforestare, dopo alcuni anni in cui il fenomeno aveva subito qualche rallentamento. Il governo ha reagito subito, adottando misure drastiche contro i folli tagliatori di alberi. Il nuovo rapporto della Commissione intergovernativa sul cambiamento climatico (Ipcc) dello scorso 13 aprile del resto parla chiaro: è indispensabile tagliare drasticamente le emissioni di CO2 e gas serra.
Le tecnologie e gli strumenti ci sono, una soluzione esiste. Sarebbe importante attivare un processo di cooperazione internazionale, per coinvolgere tutti paesi. E’ stato ormai stimato i costi dei danni dovuti all’aumento delle temperature sarebbero molto maggiori rispetto alle possibili perdite di un’economia a basse emissioni di carbonio.

L’Ipcc, L’Intergovernmental Panel on Climate Chang (gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico) è un organismo scientifico creato nel 1988 dalle Nazioni unite che ha come scopo lo studio del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici.

PADRE MOMETTI E IL BRASILE

Pe. Joao Mometti, dell’ARQUIDIOCESI DE BELEM DO PARA’- BRASIL, inizia così il suo racconto sulla sua esperienza in Brasile e sul progetto Mosè: “Sono arrivato alla bella età di 80 anni, 60 dei quali vissuti in Brasile o per il Brasile” E continua… Nel Brasile ho svolto, come sacerdote missionario, molte ed importanti mansioni, ma la più bella di tutte è stata nel 1972, precisamente nel mese di giugno, quando entravo per la prima volta nel lebbrosario COLONIA DO PRATA, situato nel municipio della mia parrocchia IGARAPE’-Açù, Fin da giovane chiedevo al Signore che mi facesse diventare un missionario dei lebbrosi, e quel 24 giugno del 1972 mi concedeva la grazia di entrare, per la prima volta, nel nostro lebbrosario. Qui sono rimasto fisicamente 30 anni e con il mio cuore a tutt’oggi! I lebbrosi mi hanno insegnato ad amare profondamente la gente della nostra terra paraense, ma soprattutto a scoprire la grande ricchezza della nostra AMAZZONIA, perché nel cercare di migliorare la loro vita, scoprivamo, insieme, il grande progetto: NUOVO MOSE’. Davanti ai problemi globali: DESERTIFICAZIONE-FAME-MALATTIE ENDEMICHE, quali, la LEBBRA e la MALARIA ed il grave problema dell’EMIGRAZIONE, esiste una soluzione? Il sottoscritto, che ha vissuto la maggior parte della sua vita in Amazzonia e pensa di conoscere abbastanza questo immenso “continente verde” o “inferno verde”, desidera dare una risposta positiva motivata dall’essere sempre stato in prima linea per sconfiggere le malattie endemiche e risolvere il grave problema della produzione di alimenti e dell’emigrazione. Insieme, L’IMMENSA FORESTA, che finora è stata devastata in percentuali sopportabili (dei 500.000.000 Km quadrati della sua estensione il 12% è stato distrutto) e LA GRANDE RICCHEZZA DELLE SUE ACQUE DOLCI, che costituiscono il 26% dell’acqua dolce del mondo, possono garantire un intervento sostenibile, realizzato con la sinergia di tutti coloro che veramente vogliono salvare “il polmone del mondo”. Il Polmone che offre un terzo di tutto l’ossigeno che ci mantiene in vita può divenire, allo stesso tempo, il GRANAIO DEI POVERI.

LA STORIA

Negli anni 70, essendo assessore della CONFERENZA NAZIONALE DEI VESCOVI DEL BRASILE per la pastorale in Amazzonia, ho potuto seguire i primi tentativi per occupare, in forma sistematica, l’immenso CONTINENTE VERDE. Con la costruzione della TRANSAMAZONICA, rodovia di più di 5000 Km, si volevano occupare i “SENZA TERRA” dando ad ogni famiglia75 ettari di foresta, e sistemarli in AGROVILAS, costruite ai margini della rodovia, con strade vicinali per il trasporto dei prodotti. Era un tentativo di fare una grande REFORMA AGRARIA. Ma la foresta, con l’andar del tempo, si è ripresa quasi tutto... È ormai una realtà, comprovata scientificamente, che distruggere la foresta per farne pascoli o realizzare monocolture, oltre che non dare risultati economici notevoli, è la causa della nuova desertificazione. Infatti per ogni capo di bestiame si deve abbattere un ettaro di foresta per adibirlo a pascolo per ottenere dai duecento ai trecento Kg di carne. Per questo il nostro progetto “NUOVO MOSÈ” si basa sulla vera ricchezza dell’Amazzonia, le terre ubertose, fertili, vicine all’immenso fiume RIO AMAZONAS e ai suoi 218 AFFLUENTI. L’idea è un MODULO semplice: LAGHETTO, ANIMALI DOMESTICI, RISO-E AVANOTTI, piccoli nati dei pesci, già prodotti da noi. SENZA ABBATTERE UNA PIANTA, si possono OTTENERE DALLE 40 ALLE 50 TONNELLATE DI ALIMENTI. Infatti il progetto Nuovo Mosè è installato vicino ai fiumi, dove non esiste foresta, ma solo immense praterie. Tutte queste terre, durante l’inverno, sono invase dalle acque, come erano le terre del Nilo, mentre l’estate le acque ritornano al letto dei loro fiumi. Questo fenomeno dell’alta e bassa marea, se controllato, porta un grande beneficio in termini di terre fertilissime, chiamate “VARZEAS”. Solo nello stato del Parà, al nord del Brasile, queste terre hanno un estensione di 300.000.000 ettari. Con un investimento sulla viabilità di queste terre, si potrebbe ottenere una grande produzione di alimenti e allo stesso tempo dare una sistemazione a centinaia di migliaia di poveri senza terra o emigranti.

IL GRANAIO DEI POVERI

Il nostro Papa Francesco con l’enciclica “LAUDATO SI’” ci sprona veramente a fare dell’Amazzonia IL GRANAIO DEI POVERI. Il progetto NUOVO MOSÈ esiste fin dal 1992 e conta su una tecnologia propria per la riproduzione artificiale di avannotti, producendone vari milioni la settimana, e di tutta la tecnologia necessaria per la “movimentazione” della terra per la costruzione di laghetti, anche nelle terre difficili della “VARZEA” dove abbiamo iniziato il progetto. I nostri tecnici: Dott. Valdir Colognese Gama, il figlio Vitor Gama e Antonio Francisco Rego Braga insieme ai nostri contadini, pescatori e lebbrosi, sono già riusciti a estendere il progetto a più di un migliaio di famiglie, contando sugli aiuti della CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, del governo brasiliano, dell’Aassociazione “l’Anellino Nero Verde” e il partner brasiliano Vibra Joao XXIII. I vescovi dell’Amazzonia e la rivista CERES della FAO, già nel 1992 riconoscevano il grande potenziale del progetto NUOVO MOSÈ per la produzione di alimenti per i poveri. Noi, umilmente, riconosciamo di aver fatto tutto il possibile per rendere il nostro progetto accessibile a tutti i poveri e affamati del mondo; ora si tratta di trovare veramente una sinergia internazionale che ci aiuti a realizzarlo per tutti i poveri dell’Amazzonia, dell’Africa e dell’Asia. Ci risuona nella coscienza quanto proclama il Vangelo di Matteo (capitolo 25,31-46) quando GESU’, nel giudizio universale, dice ai buoni: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 35 Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare…” e dirà agli altri collocati alla sua sinistra “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. 42 PERCHE’ HO AVUTO FAME E NON MI AVETE DATO DA MANGIARE…” Questo brano del vangelo interroga tutti, ed in particolare sento anch’io di essere coinvolto, per non essere riuscito a sensibilizzare i cristiani nell’unirsi a noi per la moltiplicazione dei “LAGHETTI DELLA VITA” e, concludo con la frase del Vat. II° nel grande documento Gaudium et spes, 69 “ALIMENTA COLUI CHE MUORE DI FAME, PERCHÉ SE NON LO NUTRI, LO UCCIDI”. IL MILIARDO E OTTOCENTO MILIONI DI FRATELLI NOSTRI CHE STANNO MORENDO DI FAME NEL MONDO, SALVERANNO NOI DAL FUOCO ETERNO?